Parola di papà: perché myBoBox?

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Ho quarant’anni, appena compiuti. Quando ne avevo ventitré mi resi conto di cosa volevo fare nella vita; meglio dire in quale settore sarei voluto crescere professionalmente: quello digitale. Semplice intuirlo, vista l’azienda che ho fondato. Appassionato di internet, di tecnologia, di informazione digitale e di qualsiasi device avesse una forma di innovazione al suo interno mi buttai in questo mondo nutrendomi di tutto quello che poteva offrire. Iniziai da una startup legata al mondo dei blog, ma poco importano i dettagli lavorativi in questo momento. A trent’anni ebbi il primo figlio, Andrea, e ricordo ancora nitido un suo disegno intorno ai quattro anni: papà Matteo stilizzato con un cellulare ed un computer davanti agli occhi. Avevano una forma strana quei cosi, anche bruttina diciamolo, ma erano terribilmente chiari: un cellulare e un portatile. Una visione fanciullesca di qualcosa che sembrava demoniaco.

In quegli anni ero un manager di un colosso multinazionale del web ed è vero, la mia vita passava veloce con gli occhi puntati su un qualsiasi schermo avessi a disposizione. Forse stavo togliendo tempo alle cose davvero importanti, forse nemmeno mi rendevo conto di quella mia testa sempre inclinata sui device. Tra mail, presentazioni e progetti sembravo un moderno gobbo dell’era digitale. Quello che ormai siamo tutti, anche quando camminiamo per strada.

Quel disegno mi lasciò turbato. Per giorni. Non so dire se cambiò il mio approccio al tempo trascorso a casa, perché siamo sempre tutti bravi a dire lascio il telefono da parte per dedicarmi ai miei figli ma poi, appena possiamo, controlliamo che in quel mondo digitale – parallelo quanto reale, perché parte integrante delle nostre giornate – tutto fili liscio. So però che quel disegno, per anni, mi comparve davanti in più di una occasione e sempre quando mi ritrovavo con la testa piegata da ore e gli occhi fissi sulla posta o su una presentazione.

Ho avuto una figlia, nel frattempo. Greta. Oggi ha cinque anni. Non ha disegnato il padre con un iPhone davanti, ma dopo i tre anni ha cercato sempre più attenzioni e momenti di gioco assieme, fosse anche solo per truccare una bambola, cosa che non mi è mai riuscita troppo bene.

In questi anni però, ho cercato di trascorrere con maggior impegno il tempo che ho a disposizione con loro: era la qualità che mancava, non la mia prolungata presenza. Non ho grandi doti manuali, sono sicuramente più bravo a digitare su una tastiera, ma ho provato a costruire assieme a loro in questi anni ventagli, case per le bambole in cartone, palline di natale con la lana, macchinine con pezzi di legno incollati. I risultati, lo ammetto, sono sempre stati disastrosi.

Sarà forse questa esigenza di investire il tempo in maniera qualitativa, saranno forse state le parole di mia mamma, che da insegnante di asilo mi ha sempre spinto a sviluppare la loro manualità e creatività. Sarà sicuramente grazie al team della mia azienda, che in quanto a immaginazione sarebbe da candidare al Nobel per la passione creativa, sta di fatto che questo lungo percorso provato sulla mia pelle ha portato alla nascita di myBoBox, un progetto tanto vicino quanto distante dal mondo digitale. E poi l’incontro con Francesca Valla, vitale per un progetto come questo che ha una impronta didattica e formativa di straordinaria importanza. E lei ne è la garanzia di qualità ed esperienza.

Io non sono un padre che si erge a modello di vita, lascio spesso che i miei figli navighino (protetti) su iPad, cellulare o che guardino la televisione. Torna davvero comodo in molti momenti, ma tutto questo non può prescindere dal resto: manualità, creatività, momenti in cui guardarsi in faccia. L’idea alla base di myBoBox, una scatola che ogni mese arriva pronta e comoda per questo scopo e ha istruzioni semplici e dettagliate, finalmente, anche per me. Provato e testato nei mesi di progettazione. Posso farcela anche io. Ah sì, poi c’è il divertimento: si ride creando assieme, e vedere ridere Andrea e Greta riempie di gioia un pomeriggio o una mattinata.

Noi come emtiti abbiamo un’anima puramente digitale: usiamo il digitale per far conoscere myBoBox, vendiamo online il box perché questo è il presente e non il futuro del commercio, usiamo i social perché la community che stiamo creando intorno al progetto trova proprio lì la sua linfa vitale, ma quando consegniamo il box a casa diventiamo un’azienda che più analogica non si può.

Amo così tanto questo contrasto. Un binomio che mette insieme valori ed esigenze sociali e familiari che fanno parte della vita di tutti noi.

Come si dice in gergo questi sono i my two cents per spiegare perché crediamo e credo così tanto in myBoBox. Detto in gergo paterno credo sia il minimo che io possa fare, tra tante altre cose, per essere un papà che nel mezzo del casino quotidiano ritaglia spazi che abbiano un VERO valore.

Matteo Failla
Amministratore delegato emtiti/myBoBox  

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